Sulle tracce di Celestino V

Celestino V

La Maiella è storicamente e naturalmente, artefice la conformazione morfologica del territorio, “montagna” vocata all’esperienza eremitica.

Paesaggi isolati di struggente bellezza, dominati da aspri dirupi, selve di faggi e frassini, modellati dalla roccia che si fa grotta e accoglie nel corso dei secoli eremiti e briganti, santi, pastori e partigiani.

Un territorio difficile, condizionato dai limiti naturali che hanno alimentato nel corso dei secoli una cultura rupestre fatta di circa cinquanta eremi, sostituti degli antichi santuari protostorici che vedevano nelle grotte i simboli del processo di morte e rinascita. Gli eremi hanno riempito la solitudine della Maiella di una fede consolidata dalle privazioni e dalla sofferenza, amplificata dall’assenza di stimoli e rinvigorita dal rapporto con una natura primitiva, mistica e incontaminata: sono questi i luoghi prediletti dello spirito, della meditazione.

San Bartolomeo
E’ qui che fra Pietro Angelieri trova il suo rifugio, umile giaciglio di pietra eletto alla preghiera. Passato alla storia e definito da Dante nella Divina Commedia come «colui che fece per viltade il gran rifiuto», fra Pietro, futuro papa Celestino V, si ritirò nel 1241 in una grotta sul monte Morrone, vicino a Sulmona, guadagnandosi la devozione di un numero crescente di fedeli e discepoli. In continua e perenne ricerca di silenzio e solitudine, trovò rifugio sulla vicina Maiella, dove si adoperò personalmente nella costruzione e riedificazione di diversi eremi: prima il romitorio di San Giovanni (1230 m. s.l.m.), semplice piattaforma di pietra sospesa su una gola dell’Orfento, sul versante occidentale della Maiella, poi nella vallata adiacente, il complesso di Santo Spirito (1130 m s.l.m.), per arrivare successivamente ai resti dell’eremo di San Bartolomeo (610 m. s.l.m.), incastrato in un costone roccioso, dove si stabilì con alcuni seguaci intorno al 1274. Poi il ritorno al Morrone, all’eremo prediletto, quello di S. Onofrio al Morrone (620 m. s.l.m.) dove il 5 luglio del 1294 gli venne annunciata l’elezione al soglio pontificio; tuttavia fu troppo forte il passo dalla nuda pietra alla Cattedra di Pietro, così dopo pochi mesi la decisione di rassegnare le dimissioni e voltare le spalle a un mondo troppo distante dal suo.
Fra Pietro tornò quindi ai suoi eremi, ma il destino lo fece prigioniero di Bonifacio VIII sul monte Fumone (Frosinone), relegato su una cima e condannato a quella solitudine che aveva cercato tutta la vita.

Ripercorri i passi di Fra Pietro, vivi i suoi luoghi, scopri solitari e remoti eremi incastonati nella roccia, immersi nella natura autentica della Maiella.

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